IN ARRIVO UNA STRETTA PER I RAGGIRI SULLA MULTIPROPRIETA’
Scritto da francesco greco   
Martedì 02 Dicembre 2008 18:54

Nonostante le norme europee e nazionali a tutela dei consumatori, la multiproprietà e le vendite similari continuano ad essere fonte di vari raggiri. Addirittura si vendono quote di appartamenti inesistenti in Costarica e altri Paesi del Sud America. Per tale motivo, dopo la Direttiva del 1994, da tempo recepita anche in Italia, la Commissione UE sta discutendo nuove norme che si allargano anche all’iscrizione ai sempre più popolari “club vacanza”, che spesso costituiscono lo strumento per aggirare la disciplina della multiproprietà. Altri raggiri sono la vendita di queste multiproprietà per 6 giorni di soggiorno (anziché i 7 che rientrano nella disciplina), la vendita di misteriosi e fumosi “certificati di associazione in multiproprietà”, le vacanze in multiproprietà su navi da crociera, chiatte sui fiumi, roulotte, eccetera. La proposta di Direttiva europea amplierà il campo di applicazione delle norme attuali per includere:

·         contratti più brevi;

·         beni mobili – le norme riguarderanno contratti di multiproprietà relativi a beni quali chiatte, roulotte o navi da crociera;

·         prodotti a lungo termine per le vacanze – tra essi vi sono i club vacanze scontati, per i quali i consumatori pagano a volte 3.000 euro per ottenere la password di accesso ad un sito Internet su cui si offrono “sconti enormi” spesso ingannevoli sugli alloggi per le vacanze, i voli e il noleggio di automobili;

·         rivendita di multiproprietà – molti consumatori che possiedono diritti di multiproprietà vengono contattati da agenti commerciali che chiedono un compenso per vendere la loro quota di partecipazione alla multiproprietà;

·         scambio di multiproprietà – alcuni possessori di una multiproprietà pagano una quota aggiuntiva per fare parte di un gruppo in cui è possibile scambiare le settimane di vacanza, ad esempio una settimana alle Canarie con una settimana sulle Alpi.

Per aggirare la legge, la fantasia degli operatori era inesauribile. Uno dei trucchi per aggirare il diritto di recesso dal contratto entro 10 giorni, previsto a favore del consumatore dal decreto legislativo n. 427/1998, consisteva nel vendere per migliaia di euro non una quota di multiproprietà dell’immobile da sfruttare per un determinato periodo dell’anno, ma una quota di semplice “soggiorno”, come se l’immobile fosse un albergo e sempre per un determinato periodo dell’anno. Naturalmente le clausole contrattuali erano assai confuse e, a voce, si parlava sempre di multiproprietà, ma il soggiorno alberghiero non rientrava nella definizione legislativa e così, frastornando il consumatore con le chiacchiere, si strappava una firma su un contratto che non era soggetto alla facoltà di ripensamento. Poi, la legge n. 135/2001 ha cambiato la definizione e, nei contratti di multiproprietà, ora viene considerato bene immobile anche quello “con destinazione alberghiera o per uso turistico-ricettivo”. La norma introdusse un’ulteriore garanzia per l’acquirente: le società venditrici che hanno un capitale sociale versato inferiore a 10 miliardi e che non hanno sede legale e sedi secondarie in Italia, devono prestare fidejussione bancaria o assicurativa a garanzia della corretta esecuzione del contratto.

Poi c’erano i crac studiati a tavolino e il raggiro si consumava nel seguente modo (e si può consumare anche adesso da parte delle società venditrici, che non sono tenute alla fideiussione).

·        Con una roboante pubblicità vengono offerte quote di multiproprietà di un complesso residenziale, in località turistica di grande rinomanza e a prezzi che partono dai 10.000 euro in su. Per la società venditrice è un affarone, perché un appartamentino costato 50.000 euro viene frazionato in 52 quote settimanali di multiproprietà di almeno 10.000 euro ciascuna, con un ricavo di 470.000 euro, che va moltiplicato per tutti gli appartamentini del complesso. Ma gli acquirenti non fanno questo ragionamento e si precipitano a firmare il compromesso di vendita versando il 50 per cento del prezzo, in attesa del rogito notarile.

·        La società venditrice chiede poi agli acquirenti ulteriori versamenti per l’ultimazione del complesso residenziale e li riceve perché tutti sono in attesa del rogito, di cui non viene indicata la data.

·        Contemporaneamente, con qualche stratagemma la società venditrice mette al sicuro i soldi incassati ed entra fittiziamente in “sofferenza finanziaria”.

·        A questo punto chiede prestiti alle banche, sempre per l’ultimazione del complesso, e le banche per cautelarsi accendono ipoteche sugli immobili. Gli acquirenti in attesa del rogito, che non si farà mai, nulla sanno, perché non devono essere informati né preventivamente né dopo. Nessuna norma lo prevede.

·        La società venditrice mette al sicuro anche i soldi delle banche e dichiara fallimento, nonostante abbia fatto guadagni enormi con i soldi degli acquirenti e con i prestiti delle banche. Queste diventano proprietarie degli immobili, gli acquirenti non recuperano niente dalla società fallita fittiziamente e se vogliono la multiproprietà devono ripagarla una seconda volta alle banche. (L.V.)

 18497 (SdC – dic. 2008)